"LA PASSANTE" di Rimeversi

Eravamo a passeggio di sera in una città che non conoscevamo. Siamo
capitati in una strada stretta e poco illuminata. Deserta, a prima
vista. Non del tutto però. C'era una donna ferma a un incrocio. Si
guardava intorno con l'aria smarrita. Quando le arrivammo vicini si
accostò chiedendoci se conoscessimo quel posto e il nome di una via
verso la quale era diretta. Le rispondemmo che eravamo solo dei
visitatori, che non potevamo aiutarla, ma se voleva poteva unirsi a
noi per sentirsi meno sola. Accettò. Aveva una folta capigliatura
nera, seni prosperosi e curve del corpo esaltate dal vestito leggero e
attillato che indossava. Anche noi portavamo vestiti estivi, faceva
caldo. Chiacchierammo un po' camminando, mentre io e mia moglie ci
tenevamo per mano, ci abbracciavamo, ci scambiavamo carezze lievi
anche se furtive, per non mettere in imbarazzo la donna. Ma lei se ne
accorse, perché a un certo punto si fermò e ci disse che eravamo
davvero una bella coppia, si vedeva, affiatata e molto… complice.
Proprio quest'ultima parola ci colpì, inducendoci a continuare il
discorso, a farlo diventare via via più intimo e audace. Le spiegammo
che sì, eravamo davvero molto complici, ripetendo più volte
quell'aggettivo, che ci piaceva avere un contatto fisico concreto e
continuo. E, a una sua domanda espressa in termini discreti, seppure
esplicita nel suo significato, rispondemmo che facevamo l'amore a
tutte le ore del giorno e soprattutto ci eccitava molto farlo nelle
situazioni apparentemente insolite.
Lei si fermò di nuovo per riprendere con i suoi complimenti, quando
mia moglie all'improvviso, e senza una parola, la prese per le spalle
e la spinse verso un muro nella parte più buia della stradina. Subito
dopo le alzò il vestito, guardandola e mostrandomi il ventre con un
ciuffo scuro di peli che luccicava anche alla luce fioca: la donna non
portava mutandine. Aveva solo un sottile reggicalze attaccato ai
fianchi. Non indossava nemmeno il reggiseno, scoprimmo quando io le
sollevai ulteriormente il vestito.
Lei abbassò il viso, come in forte imbarazzo, ma allo stesso tempo non
protestò né cercò di divincolarsi: la presa di mia moglie era come se
l'avesse ipnotizzata, immobilizzata in quella posizione eretta di resa
e di attesa. Dopo averla guardata, le appoggiò i lembi del vestito
sulle spalle e cominciò a palparle i seni, a carezzarglieli, a
strizzarle i capezzoli con forza crescente, fino a quando le strappò
un piccolo urlo. Poi le sue mano scesero lentamente alla pancia, alla
schiena, ai fianchi. La donna trasaliva ad ogni tocco. Le sfiorò le
braccia e lei ebbe come un lungo brivido, che si trasformò in un
gemito quando le dita arruffarono i peli del pube e si insinuarono fra
le sue grandi labbra, affondarono nella vulva, ne uscirono bagnati,
quasi gocciolanti, e si accostarono alla bocca. Mia moglie gliele
passò sulle altre labbra, facendole assaporare i suoi stessi umori,
quindi la costrinse ad aprirle e le ordinò di leccare le dita che
l'avevano esplorata. Subito dopo si voltò verso di me e mi disse solo:
"E' pronta, prendila".
Io tirai fuori il mio membro già duro, gonfio. La mia lei lo prese,
carezzandolo come un oggetto prezioso, e lo guidò verso l'altra. Lo
fece passare fra le cosce, lungo il ventre, sulla pancia, quindi
costrinse la donna a piegarsi sulle ginocchia, in modo che il pene
potesse scorrerle anche sulla pelle del viso, la bocca, il naso, le
palpebre socchiuse. Le ordinò di sollevarsi di nuovo e di aprire le
gambe ancora di più. Mi spinse verso di lei e il membro scivolò dentro
la vagina senza incontrare resistenza. Ma lei mi spinse ancora, mi
disse di spingere forte, ancora più forte, e io lo feci strappando
all'altra un nuovo grido soffocato, e poi ancora altri che si acuirono
quando mia moglie insinuò due dita dietro le sue natiche e gliele
infilò in un sol colpo nella fessura in mezzo. Anche lei spinse, e con
forza, allo stesso ritmo dei miei movimenti dentro la vulva, che
diventavano via via più veloci e violenti. La aprimmo insieme, la
percorremmo insieme, violandola, violentandola, sottomettendola ai
nostri capricci. Lei non riusciva a muoversi se non ondeggiando al
nostro stesso ritmo, mugolando, rantolando.
Smettemmo all'improvviso, però. E lei ci guardò a metà fra il
perplesso e l'implorante. Ma fu solo per farle cambiare posizione. La
distendemmo sul marciapiede a gambe larghe, mia moglie si accoccolò su
di lei dopo essersi tolta le mutandine, appoggiando il ventre aperto e
bagnato alla sua bocca. Lei intuì l'ordine e cominciò a leccarla come
un cane fedele, la lingua protesa a bagnare e ad assaporare la carne.
Io, inginocchiato ai suoi piedi, le presi le gambe, le allargai, le
alzai appoggiandomi le caviglie sulle spalle, e spinsi il pene nella
cavità che mia moglie aveva spalancato fra le sue natiche. Il membro
entrò in un solo colpo e lei urlò di dolore, ma non solo. Spinsi,
spinsi con forza, con forza selvaggia, quasi con furore mentre la
donna con altrettanto furore leccava il ventre che la sovrastava. Mia
moglie intanto aveva disteso un braccio dietro di sé insinuando la
mano fra le sue cosce e stanando il clitoride che pareva volere
esplodere, tanto appariva gonfio e arrossato. Fu una specie di onda
impetuosa che si abbatté quasi contemporaneamente su di loro. Mia
moglie riversò rivoli di umore nella sua bocca, mugolando, lei gemette
di dolore e di piacere allo stesso tempo, come se si stesse arrendendo
definitivamente. Aperta, impotente, piena, sazia, vogliosa. Io tirai
fuori il pene e, prendendo il posto della mia lei, mi accoccolai sul
viso della donna, sulla sua bocca semiaperta, e sussultando riversai
lunghi schizzi di sperma caldo fra le labbra, sulle gote, sulle
palpebre chiuse. Subito dopo la baciai e così fece anche la mia lei,
che le leccò a lungo tutta la faccia e le infilò anche la lingua fra i
denti, mostrati, offerti come in un tenue sorriso di offerta.
Ci alzammo, la sollevammo e la carezzammo per diversi minuti. Poi mia
moglie la fece mettere eretta con il viso contro il muro, le sollevò
di nuovo il vestito scoprendole le natiche, mi sfilò la cintura di
a sangue."cuoio dai pantaloni e me la porse dicendomi sottovoce: "Adesso
frustala, frustala quanto ti pare. Frustala"

Scritto da rimeversi